ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE DEL MARE
E BENI AMBIENTALI.
Genti di mare
Il progetto nasce da uno studio di Enrico Gurioli per la Mare Nostrum, Nautital, Assonautica, De Agostini, Politecnico di Milano,Cooperativa Atlante, imprenditori, consulenti aziendali e di settore, esperti nautici italiani ed Europei. Con la collaborazione del Museo Storico Navale e il Comando della Marina Militare dell’Arsenale di Venezia.
Attualmente è all’esame del Ministero dell’Ambiente.
Il progetto AREAMEDINIT parte dall'assunto teorico che considera l'area geografica del MARE MEDITERRANEO e della COSTA ITALIANA come giacimento culturale e ambientale, legato all’archeologia industriale del mare e alle attività marittime, in stretta correlazione armonica con l’ambiente marino.
La linea di recupero dei beni ambientali e d’Archeologia Industriale del Mare di AREAMEDINIT sarà tesa a valorizzare le relazioni interculturali tra i popoli del Mediterraneo, senza alcuna pretesa di dominanza, senza alcuna distinzione di razze e di religione. Inoltre lo scopo primario è indirizzato verso la tutela delle lingue, degli usi e dei costumi, delle tradizioni e delle origini dei popoli che vi si affacciano, privilegiando le iniziative culturali tese a creare un'unità di sintesi verso l'Uomo e il Principio di Trascendenza comunque ispirati da valori di libertà, di fratellanza in un rapporto di eguale dignità.
Sarà tuttavia necessario scavare nella storia dei popoli e nelle loro abitudini e nei costumi, tenendo però al centro dell'interesse editoriale il processo di contaminazione culturale che è passato attraverso il mare.
LA TERRA VISTA DAL MARE
Il progetto di AREAMEDINIT trova una sua originale via di produzione culturale, iconografica e di ricerca se riesce a veicolare una documentazione della terra vista dal mare ad uso didattico, documentaristico e divulgativo.
Quest’assunto, apparentemente minore, ci porta invece a considerare il mare come centro di osservazione, e l'andar per mare come la trasposizione percettiva del navigare allorquando si raggiunge la consapevolezza che “si sta in mare e la costa si avvicina ”
Infatti, il mare nostrum sarà l'elemento portante dell’osservazione ed avrà come impianto teorico culturale la storia della navigazione del Mediterraneo nell’affrontare l’approccio di classificazione dei siti e delle attività umane lungo costa.
“La visione dal mare” sarà, quindi. la via principale per comprendere il contatto fra le città e le genti che si affacciano sul Mare Mediterraneo.
Riappropriarsi, in sintesi, della percezione “dello sbarco” e “dell’imbarco”; come approccio non solo visivo della terra ma comprensione profonda del mare e della sua cultura.
Non si tratta quindi di attribuire al mare un ruolo di bacino biodinamico per le attività terrestri, bensì il ruolo naturale di portatore d’autentica cultura globale.
Un mondo con usi e consuetudini, storia e leggenda, svago e lavoro e soprattutto un mondo che ha come linea d’orizzonte la terra. Un mondo percorso da marinai di flotte mercantili e militari, fatto di uomini che hanno attraversato la storia lasciando segni incancellabili.
La metodologia della ricerca dovrà essere rigorosamente improntata a valorizzare e cogliere tutti quegli aspetti che concorrono o che hanno concorso, negli ultimi due secoli, allo sviluppo del tessuto urbano attraverso la navigazione ed il traffico marittimo e fluviale.
La prospettiva del territorio e dell'insediamento umano, degli eventi e delle manifestazioni umane saranno dunque visti dall’acqua, non solo come quadro visivo ma come risultato dell'approdo di altre culture.
La costruzione del censimento dei siti d’interesse archeologico industriale del mare dovrà storicizzare il presente, valorizzare la storia e la tradizione marittima della località ed essere testimone autorevole della sua attualità conservandone la specificità nel tempo.
L’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE DEL MARE
L’Archeologia Industriale del Mare è una disciplina che, a partire dalle macchine per lo scarico e il carico delle merci imbarcate, dagli strumenti e luoghi per la conservazione della pesca, dai cantieri navali al rimessaggio delle imbarcazioni, dagli edifici per lo stoccaggio delle materie e dalle aree industriali prospicienti al mare, e in altre parole dallo studio dei resti materiali dell’industrializzazione, giunge alla ricostruzione della fisionomia di un determinato luogo d’imbarco e sbarco, della sua storia, delle sue modificazioni e con essa alla conoscenza della storia di un popolo, della sua cultura e della sua civiltà.
L’Archeologia Industriale del Mare riguarda una precisa epoca (1800 e 1900) e, in particolare, quella in cui una determinata società, in relazione ai propri settori produttivi e alle sue realtà tecnologiche, ha conosciuto la rivoluzione industriale e il mare come luogo lavoro.
Lo studio dei resti materiali dell’industrializzazione deve allora essere inteso come attività di identificazione e tutela della fisionomia di un determinato territorio costiero: testimonianza culturale di un’attività marinara legata al processo d’industrializzazione di un preciso periodo storico. L' azione sarà orientata quindi all'approfondimento delle caratteristiche storiche, morfologiche e tipologiche del luogo, con particolare attenzione alle indagini volte a stabilire lo stato di degrado degli elementi tecnologici-tipologici costitutivi del sito e delle singole unità.
Oggetto dell’Archeologia Industriale del Mare sono i resti fisici che testimoniano il lavoro marittimo le trasformazioni subite dall’ambiente portuale a seguito dell’impatto dell’industria sul territorio: le fabbriche, le macchine, le strade ferrate, le stazioni marittime, i ponti, i villaggi operai e dei pescatori, le cave e miniere, le tonnare, le saline gli squeri i cantieri, insediamenti dismessi della Marina Militare ecc.
IL WATERFRONT ITALIANO
In Italia, esiste una sorta di discontinuità storica sul ruolo che ha avuto il mare nel corso dei secoli, in quello che può essere definita la parte decisiva e fondamentale del proprio territorio.
Il mare, salvo la parentesi veneziana e genovese dal dodicesimo al quindicesimo secolo, non fu mai interamente padroneggiato nella penisola italiana e fino all’inizio dell’ottocento le aree terrestri prospicienti il mare - gli ecosistemi naturali delle tante “maremme” della costa italiana - furono caratterizzate da una scarsissima antropizzazione e da elementi ambientali sfavorevoli agli insediamenti residenziali e produttivi.
Una vera terra di frontiera o di nessuno che, senza i processi di bonifica e di ripopolamento forzoso, separava l’ambiente costiero all’interno della penisola
I porti stessi, furono luoghi “diversi” con proprie consuetudini e linguaggi dove per accedervi occorreva un “passa-porto” e per uscirne, arrivando dal mare, occorreva superare la quarantena del lazzaretto.
Esistono in mare e lungo la costa, e siamo sempre agli inizi dell’ottocento, condizioni di reale pericolo rappresentato anche dalle scorribande dei barbareschi, per far sì che le popolazioni della penisola italiana si “ritirassero” nell’entroterra.
L’ultima scorreria corsara in adriatico è del 1816. Nel tratto che va da San Benedetto a Goro furono razziati poco più di 3000 pescatori e non è un caso che a partire dal 1830 la popolazione costiera dell’Italia aumentò per decuplicarsi, poi alla fine del secolo.
È una conseguenza della fine della guerra di corsa in Mediterraneo dopo la conquista di Algeri da parte dei francesi ma è anche l’inizio di un rapporto “culturale” diverso con il mare. Il romanticismo pone il mare al centro dell’osservazione e il limitato e difficile rapporto degli italiani con il mare cominciano a mutare fino all’inizio del novecento, quando la forte ripresa delle comunicazioni marittime nel mediterraneo sembra risvegliare le aspirazioni e le aspettative degli uomini che si trovano ad operare ancora negli spazi costieri non più insicuri.
Allora, in quest’epoca, lo scenario costiero subisce una dialettica interazione tra “l’habitat naturale” con le sue risorse e il lavoro di trasformazione industriale delle risorse stesse.
LA MEDIAZIONE CULTURALE DELL’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE DEL MARE
Con la rivoluzionaria navigazione ad elica si dilata il periodo stesso in cui si può stare in mare; e con l’introduzione della catena del freddo cambia il processo stesso di produzione industriale, organizzazione alimentare e piscatoria. Cambia radicalmente la struttura architettonica di banchina e dell’area portuale. L’opificio è prospiciente al mare ed è legato indissolubilmente al traffico marittimo.
In questo processo d’industrializzazione dal mare, lungo le coste dell’Italia, si assiste, nel novecento, ad un altro sviluppo socio economico; quello del turismo balneare di massa.
Il mare da luogo pericoloso e insalubre, diventa luogo di villeggiatura salutare con un cambio, epocale, di prospettiva e di utilizzo.
Il mare diventa così oggetto e non più soggetto. Ma questa “veduta”del mare tende inevitabilmente ad emarginare ed ignorare l'altra “visione” dal mare. Resta il dato incontrovertibile e storico di un mare che, in ogni modo, è parte decisiva e fondamentale del territorio italiano e contribuisce a cambiare radicalmente il sistema costiero.
Tuttavia il sistema architettonico costiero, che si può definire oggi al più neo-pittoresco è paradossalmente soggetto ad una non voluta tutela paesaggistica, ed è incapace di prendere atto di una prospettiva di costa determinata, in parte, dal disegno architettonico dell’Italia marinara e non da un’Italia della balneazione estiva.
Quest’incapacità interpretativa è stata determinata anche da una “cultura marinara” basata esclusivamente sulla centralità del ruolo dei mezzi di navigazione rispetto alle altre attività industriali, in molti casi fondamentali e spesso complementari allo sviluppo del secolo scorso. Accendere, oggi, i riflettori sull’archeologia industriale del mare, significa rendere esplicito un nuovo e diverso approccio verso la storia della marineria italiana, ridefinendone gli schemi di un’impostazione tradizionale per proiettarla verso una nuova conoscenza di contesti territoriali ridefinendone le dinamiche degli insediamenti portuali e nautici e le articolazioni sociali delle comunità.
La “mediazione culturale” che può offrire l’individuazione, lo studio, il recupero e una nuova restituzione d’uso “al mare” dei luoghi di “archeologia industriale del mare” diventa una “recente” e nuova esperienza interpretativa dell’ambiente costiero.
La necessità di conservare la memoria di un periodo storico della marineria italiana deve inevitabilmente portare ad una più accorta e consapevole riflessione dell’ambiente costiero, sempre in bilico fra una suggestione storiografica dell’ambiente preesistente con preminenze di boschi di mirto e di pino, maremme e corsi d’acqua e una facile e neo pittoresca urbanizzazione da balneazione.
Queste considerazioni, se da una parte attribuiscono una responsabilità alla pubblica amministrazione del Novecento nell’orientare i processi di trasformazione e di crescita economica in direzioni presumibilmente incompatibili con l’ambiente, d’altra parte consentono, nel caso degli ambienti marittimi, di ridefinire il concetto di sostenibilità allargandolo alla considerazione di altri aspetti di utilità e fruizione collettiva al di là della loro qualità specificamente ambientale e non ambientalista.
GLI OBIETTIVI DI AREAMEDINIT
Una primaria attività di testimonianza del viaggio viene affidata alla documentazione fotografica e in video del percorso seguendo il taglio editoriale che sta nel saper cogliere lo scambio interculturale originato dalle vie d’acqua.
Il rapporto con l’area geografica, con l’ambiente, e con il mare, i fiumi o i canali deve essere tanto ricco di condizionamenti quanto di opportunità. Ciò che deve essere posto in luce è il particolare modo nel quale le società umane che hanno abitato o abitano il territorio percorso, o che con questo hanno avuto a che fare, hanno concorso a formare tanto se stesse quanto le Nazioni. La segnalazione delle aree industriali dismesse nelle Aree Marine protette diventa il pretesto per una riflessione ulteriore sul processo di antropizzazione dell’ambiente, ma vuole essere il segnale per un recupero all’ambiente di luoghi del mondo del lavoro
Il materiale raccolto sarà oggetto di divulgazione attraverso la stampa periodica, video e la pubblicazione di uno o più volumi. La storia non dovrà essere un excursus cronologico di maniera, tipico di una guida turistica, ma un ulteriore strumento di analisi della complessità dello scambio che definisce il territorio in esame.
Un’ulteriore attività di testimonianza del viaggio sarà affidata ad incontri/eventi con le comunità locali, incontri organizzati dalle aziende sponsorizzatrici del viaggio, oppure da conferenze tenute presso le sedi di associazioni o Comunità religiose e Associazioni ambientaliste locali.
In collaborazione con le facoltà Universitarie si prevede anche l’utilizzo dei natanti a fini scientifici.
LA NAVIGAZIONE
(il punto di vista del marinaio)
La via dell’acqua apre e congiunge l’Europa tutta al Mediterraneo, e il navigare è soprattutto ri-aprire la memoria alla propria origine alla propria dimensione terracquea per riappropriarsi del ritmo naturale del tempo e della storia. Lontano dalla concezione del tempo, come risorsa umana da ottimizzare, il programma di un viaggio in mare prevede invece una a temporalità che non partecipa alla conquista del futuro ma che non dimentica il passato.
Il progetto di navigazione si concretizza giorno dopo giorno, nel lento dipanarsi della storia della navigazione di una barca, del suo equipaggio, in armonia con le leggi della natura, degli uomini e dell’arte marinara. E’ un viaggio di ricerca, di testimonianza, di presenza culturale, in mare e dal mare, verso l’altra costa, qui intesa come metafora di un processo di degrado ambientale e annullamento della memoria delle attività marittime e industriali del mare.
L'utilizzo di uno scafo da parte di AREAMEDINIT (nel progetto è prevista a titolo esemplificativo la navigazione della Goletta Chatolica di 24 m) viene visto in funzione del raggiungimento dei seguenti obiettivi :
Veicolazione attraverso l’uso della Goletta e dei Convegni a terra dei temi legati campagna di sensibilizzazione delle Aree Marine Protette e della Archeologia Industriale
Navigare tra diverse culture, per conoscere e conoscersi
gruppi di lavoro collegati alla Facoltà di Architettura per la rilevazione dei siti ed eventuali indicazioni sul riutilizzo a favore della riqualificazione delle aree marine protette
censimento, segnalazione e individuazione dei siti di interesse per l’archeologia industriale;
produzione video fotografica della terra vista dal mare;
formazione professionale e di interscambio di professionisti dei media;
rappresentanza in occasione di manifestazioni inserite nel progetto AREAMEDINIT.
LE ROTTE DEL 2004
Da Venezia all’Arcipelago Toscano
Per parchi marini e siti di archeologia industriale del mare. Fra gente di mare.
Imbarcazione: goletta Chatolica (ex Goletta Verde)
E’ una goletta, ricostruita completamente dalla Cooperativa Cento Fiori, con l’opera dei giovani tossicodipendenti inserti nei programmi terapeutici del Centro Diurno, è stata costruita con lo scopo di utilizzarla per iniziative comunitarie come quella indicata in progetto, è stata varata nel 1992.
Dal giugno del 2000 l’imbarcazione è gestita dalla Cooperativa Atlante che opera a stretto contatto con la Cooperativa Cento Fiori.
Caratteristiche dell’imbarcazione:
stazza lorda t. 42
lung. F.t. m 20
vele mq 240
cuccette n° 14
bagni n° 2
docce n° 2
motore cv 220
dotazioni di bordo complete per 20 persone.
Giugno 2004
Venezia: Arsenale di Venezia convegno e presentazione del Progetto di segnalazione e recupero dell’archeologia industriale del mare
Ravenna : alla scoperta di un relitto in Adriatico. La piattaforma Paguro - Riprese video subacquee
Hwar e Vis : L’altro Arsenale di Venezia e gli scali della Serenissima.Sulle tracce di Marco Polo
Isole Tremiti : il cuore di San Nicola nel Parco Marino. Laboratorio e rilevamento architettonico dell’impianto urbano di San Nicola.
Brindisi: il porto industriale di Brindisi e la riserva di Torre Guaceto. Documentazione della terra vista dal mare
Santa Maria di Leuca: le grotte del Salento e le ville Liberty di Santa Maria di Leuca. Rilevamento architettonico e fotografico
Valona: La memoria del novecento nei drammi della storia.
Luglio 2004
Siracusa: I pantani di Vendicari. Rilevamento architettonico della Tonnara
Isole Egadi: sulle tracce dell’industria delle isole - Riprese video e foto
Isola di San Pietro e Carlo Forte. Rilevamento architettonico delle tonnare di Portopaglia, Portoscuso e dell’isola Piana
Agosto 2004
Asinara. Documentazione video e fotografica
L’arcipelago Toscano. Laboratorio e convegno della Civiltà industriale del mare: la festa dei segni dell’uomo nei Parchi Marini. Il Mare Amico e l’industria del Mare
Convegno a chiusura della navigazione
LA PROMOZIONE E LA COMUNICAZIONE
Il lancio dell'iniziativa a Venezia con Convegno all’Arsenale di Venezia in occasione dei 900 anni dell’Arsenale in collaborazione con la Marina Militare Italiana.
L’Arsenale di Venezia: il più grande complesso produttivo preindustriale
Attualmente l’Arsenale di Venezia si estende per oltre 46 ha. lungo l’estremità orientale della città insulare e comprende circa 11 ha. di superfici acquee. Recintato quasi completamente da mura di mattoni, in parte merlate ed in parte intercalate da alcune torri, è un enorme complesso di strutture edilizie ed impiantistiche destinato agli usi della Marina Militare e Civile.
Per la varietà di spazi terrestri ed acquei e per la sua estensione, l’Arsenale si presenta dal punto di vista urbanistico come una cittadella storica indipendente, ma nello stesso tempo connessa alla città. I due tratti fondamentali dell’Arsenale di Venezia sono le sue dimensioni inusitate, tanto che lo si può ritenere il complesso produttivo industriale più grande della cristianità, e le caratteristiche della manodopera impiegata, fondamentalmente stabile rispetto al sistema produttivo del tempo. Allo stato attuale l’Arsenale è circondato da strettissimi canali urbani che un tempo fungevano da fossato protettivo; le acque interne sono composte dalla Darsena Grande e dal canale comprendente la Darsena Vecchia e il Bacino delle Galeazze. Attorno alla Darsena Grande e Vecchia si sviluppano i fabbricati in serie detti squeri o tese dove venivano stivate, modellate e composte le grandi strutture lignee destinate a formare le navi al tempo della Serenissima.
Pur se la partenza dell'evento è programmata nel Giugno 2004 dall’alto Adriatico, non vorremmo trascurare la storia e le grandi tra dizioni marinare di Venezia, in particolare del suo Arsenale, all'epoca un punto di "archeologia del mare" fondamentale per tutta la navigazione dell'Adriatico e del Mediterraneo.
Gli ampi spazi dell'Arsenale veneziano potrebbero adattarsi con grande efficacia ad un "lancio" dell'iniziativa rivolto alla stampa ed al grande pubblico.
Il concorso della Marina Militare e degli enti quali Regione Veneto in particolare, sarà importante per la miglior riuscita dell'iniziativa.
In particolare gli spazi interni dell'Arsenale, così pieni di fascino e di ricordi, ed un capannone potrebbe essere adibito alla Conferenza stampa ed al successivo momento conviviale a base di vini e prodotti del territorio veneziano. Per questo ci si affiderebbe ad uno chef esperto nella cucina di mare (ed eventualmente per il servizio agli allievi di una locale scuola Alberghiera) per il pranzo riservato a giornalisti ed autorità, oltre ad un buffet freddo per i prodotti locali riservato al grande pubblico.
AREE DI COMUNICAZIONE EDITORIALE
Le aree di comunicazione scelte per l'attività editoriale di AreaMed sono:
- Il mare, le risorse marine, le tradizioni marinare e la tecnologia navale. I Parchi Marini. La pesca. Insediamenti industriali:
-Aree portuali dimesse
-Aree demaniali
-Aree Militari dimesse
-Gli arsenali della Serenissima e le rotte del sapere
Per lo sviluppo dell'attività multimediale di AREAMED vengono scelte tre direttrici principali di produzione:
a) Produzione libraria (De Agostini)
b) Produzione fotografica, audiovisiva e documentazione didattica (Rai- DeAgostini)
c) Sito in Internet (Nautital SpA)
e) Rilevamento cartografico dei siti individuati (Politecnico Milano)
f) Censimento siti d’interesse archeologico industriale (Assonoautica)
Pertanto la ricerca, dovrà essere solerte nel divulgare attualità architettoniche in disuso e critico attento alle soluzioni che ne perpetuano la tradizione.
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Il Portale Nautiweb (in tempo reale ad ogni tappa) e una newsletter illustreranno gli scopi dell'iniziativa e soprattutto quanto è stato fatto nel corso dell'itinerario e delle precedenti tappe su quanto ritrovato e fotografato lungo il percorso,
GENTI DI MARE
Navigare tra diverse culture, per conoscere e conoscersi
Da sempre il mare è un crocevia d’espressioni culturali differenti.
Il mare Mediterraneo e l’Adriatico in particolare, rappresentano il veicolo d’incontro e, talvolta, scontro tra realtà evolutesi in condizioni ambientali, sociali e religiose diverse.
Vissuto come mezzo di sussistenza, grazie alla pesca e al commercio o ancora di fuga da una realtà troppo dura da affrontare, segna in modo profondo la cultura dei popoli che vi si affacciano, accomunati dalla necessità di affrontare gli elementi che ne governano la dura legge.
Proprio quest’universalità dell’essere uomini di fronte al mare rende possibile una comunicazione che infrange le barriere linguistiche e culturali.
La prima parte del Progetto si propone di creare le condizioni di conoscenza e cooperazione tra popolazioni diverse, accomunate dalla convivenza sul territorio della regione veneta e che oggi contribuiscono allo sviluppo industriale della Regione e della Nazione.
Gli strumenti a disposizione, ovvero la navigazione con le dinamiche sociali che comporta e la conoscenza dei luoghi e delle tradizioni dei paese toccati nel corso del viaggio, ci permettono una ricerca interiore e socio -culturale sui reciproci arricchimenti conoscitivi apportati dalle migrazioni avvenute e tuttora in corso di svolgimento.Da Venezia lungo i porti dell'Adriatico, dello Ionio, del Tirreno e del Mar Ligure e del Mediterraneo orientale ripercorrendo le rotte alla ricerca degli arsenali delle galere di basi veneziane e di aree portuali dismesse, cantieri, tonnare ecc, lungo le coste dei parchi marini.
A questo riguardo, parallelamente al viaggio verranno svolte delle ricerche negli archivi dei paesi interessati per risalire alle attività cantieristiche che si sono ivi trasferite nel corso dei secoli, allo scopo di meglio comprendere le motivazioni e le cause del fenomeno migratorio attualmente in corso, e lanciare così anche un evidente messaggio di uguaglianza e tolleranza nei confronti di chi, oggi, ripercorre al contrario le rotte del tempo.
LA VITA DI BORDO:
Perché in barca?
I valori di riferimento a bordo rimangono da sempre la cooperazione e la fratellanza per cha va per mare.
In quest’ottica il lavoro che si propone lo staff della Cooperativa Atlante, che da anni si occupa del recupero di giovani disagiati, formando equipaggi d’individui con difficoltà d’inserimento nella vita sociale, e con necessità di crescita e sviluppo di capacità che permettano loro di recuperare autostima e fiducia in se stessi fa riferimento all’attività della Goletta “Catholica”.
La vita di bordo si presta in particolar modo all’assunzione di responsabilità, i compiti che sono suddivisi tra i membri dell’equipaggio, contribuiscono a creare lavoro di squadra, un primo passo verso una più complessa socializzazione.
Il lavoro a bordo, svolto assieme, con uno scopo comune, raggiungere la meta prefissata, crea dinamiche sociali complesse nello spazio ristretto di un’imbarcazione e anche il rapporto con l’autorità di bordo il “Capitano” e il “Secondo”, viene vissuto in maniera differente che a terra.
Il compito dell’autorità, a bordo, è ovvio perché la coordinazione dell’equipaggio è una necessità e non viene considerata un’imposizione, questo porta ad accettare di avere un ruolo all’interno di un
sistema organizzato.
IL MARE COME INCONTRO DI CIVILTÀ
Quindi il mare diventa ancora una volta occasione di incontro tra civiltà, permettendo di riscoprire i percorsi storici comuni, attraverso il più antico percorso conoscitivo: il navigare.
Il mondo europeo e mediterraneo è incontro di diversità, come c’è diversificazione nelle unità dei popoli europei.
In tal guisa, il mare Mediterraneo è luogo nel quale si misurano le origini comuni e dal quale s’irradiano le tre religioni del Libro; e al contempo è luogo di scambio sul quale avviene il confronto tra Cristianesimo e Islam ed è il perno attorno al quale ruota la Diaspora.
E’ la diversità degli innumerevoli spostamenti di popolazione che si sono stabilite nel tempo sulle rive e sulle sponde e che ne hanno assorbito, e concorso a plasmare, la cultura dell’Europa.
Sono le sponde lungo le quali le comunità umane hanno coltivato la vite e l’ulivo, il castagno e la quercia, hanno composto vasi rossi e neri, hanno sperimentato le arti della navigazione, le arti marziali, hanno osservato il cielo per misurare le dimensioni della terra, hanno scritto i primi trattati e i primi poemi, hanno misurato il tempo per farlo diventare storia. E’ luogo di traffici cabotieri e complementari alla navigazione oceanica degli ultimi secoli.
Il Mediterraneo è il punto d’intersezione tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud del mondo.
Un luogo d’incontro, ma anche di mediazione, di presenza rielaborata: il Sud dell’Europa che si affaccia sul Mediterraneo è un po’ meno Sud di altri, così come l’Oriente che confluisce con il Mar Nero e che si bagna nelle sue acque è capolinea delle grandi piste che attraversano tutta l’Asia, della quale è testimone dotato di un carattere proprio.
Il Mediterraneo è capace di mediare.
E’ il mare dalle cui sponde è possibile - se non sempre immediatamente, dopo poco navigare - vedere altre sponde, alba di terre che salgono azzurrine dall’orizzonte.
Parimenti, le stesse coste dalle quali si salpa si modificano progressivamente, man mano che si naviga.
Si può traversare da Marsiglia alle coste dell’Atlantico, ma si può costeggiare da Marsiglia ad Algeri, sia da Ovest sia da Est, percependo gradualmente la lenta metamorfosi dal Mediterraneo cristiano al Mediterraneo mussulmano.
Da Venezia si costeggia da isola ad isola fino ad Instabul; poi il Mar Nero riceve le acque del Danubio dal cuore dell’Europa. L’Italia è divisa fra Costa Occidentale e Costa Orientale. Le Marinerie hanno diversi rapporti con gli Oceani. Si naviga da Oriente a Occidente.
E’ luogo e presidio di attività umane; laboratorio del fare per rimodellare archetipi, patrimonio dell’umanità di chi va per mare
testimone della sua evoluzione storica, luogo della memoria e risorsa ambientale per il futuro. Luogo dove il lavoro umano è passato dalla navigazione a remi all’industria della navigazione.
IL MEDITERRANEO
Il termine MEDITERRANEO, inoltre evoca ed è portatore di messaggi positivi che si richiamano a civiltà comuni (egizia, greca, romana,), religioni monoteiste (ebraica, cristiana, mussulmana) e matrici culturali fondamentali per lo sviluppo del pensiero umano (ellenica, giudaico cristiana, islamica).
UN MARE CHE UNISCE E NON DIVIDE IN UN AREA CHE DEVE TENDERE AD UN PROCESSO DI COOPERAZIONE POLITICA, ECONOMICA ED UMANA.
La presenza di un consistente patrimonio di aree dismesse del lavoro e di reperti di ARCHEOLIGIA INDUSTRIALE nel Mare Mediterraneo e nell’Italia è rappresentata dai resti di attività industriali marittime come le tonnare, i conservifici ittici, saline, silos da grano e cereali, banchine di pietra e marmo, Cantieri navali ecc. che, distribuiti in una lettura sistemica del territorio prospiciente il mare, sono testimoni di un avvenuto progresso del lavoro nei secoli XIX e XX.
Questo patrimonio, oggi, è una potenziale risorsa culturale ed economica con ricadute sul turismo nautico verso nuove mete d’interesse storico, nel rispetto della memoria dei luoghi e delle tradizioni storiche della marineria Europea.
In altri termini si tratta di privilegiare una politica di recupero delle tradizioni marinare tesa a creare le condizioni perché da oriente a occidente, tra nord e sud del MEDITERRANEO ci sia un'area di stabilità che passi per lo sviluppo economico e arrivi alla costruzione di un’enorme area di libero scambio che va dal Sahara fino al mare Artico.
LA COMPRESENZA DI AMBIENTI NATURALI E ARTIFICIALI. IL LAVORO DELLE GENTI DI MARE.
Il waterfront del Mediterraneo come bene culturale e ambientale e memoria storica della emigrazione e del mondo del lavoro.
Nelle coste Italiane del Mediterraneo convivono, si integrano e talvolta confliggono due ambienti differenti:
un ambiente naturale (anche se non più originario), che trova nel mare, nella qualità paesistica della costa e nei territori scarsamente antropizzati dell’interno le sue manifestazioni, nonché ampi punti di eccellenza;
un ambiente artificiale, in larga misura urbano, e in misura quantitativamente meno rilevante caratterizzato da insediamenti industriali, residenziali diffusi e di aree portuali industrializzate.
Questo ambiente trova soprattutto nelle città di balneazione di massa i suoi elementi di forte valorizzazione collettiva, se non di eccellenza, in quanto nella città si realizzano tipicamente i valori della socializzazione estiva e della crescita della domanda d’integrazione sociale. Distante spesso dalla cultura del mare e sempre più vicina agli usi e alle consuetudini metropolitani.
I due ambienti convivono ed anche se sono tuttora presenti spazi di autonomia reciproca è soprattutto la complementarità che si manifesta si impone come modello: le qualità di ciascuno costituiscono esternalità e non sempre generano vantaggi per l’altro, sia in termini di benessere ambientale per la popolazione che di crescita economica.
Questa complementarità sovente non genera giochi a somma positiva: si è in presenza di giochi a somma zero, allorché la crescita dell’urbanizzazione riduce la disponibilità di spazi marittimi o naturali, o giochi a somma negativa allorché gli spazi artificiali scaricano esternalità negative sull’ambiente industriale, marittimo o terrestre. Dismissioni create da modelli culturali distanti, se non estranei, alla vita del mare.
I TERRITORI AMBIENTALI
In quelle aree marittime e portuali, spesso dismesse, si trovano strutture, attrezzature, macchine che hanno fatto la storia della marineria Italiana e del Mediterraneo. Costruzioni robustissime "per il comodo della marinaresca e dei soldati...e siccome i Marinai, i Pescatori e i Paroni di barche pescherecce approdano e si fermano lontano da questa città... così i medesimi Marinai, Pescatori provvedono in dette fabbriche tutto l'occorrente di commestibili per loro alimento o sia mensa delle loro barche pescherecce più comodi ed a portata del ritorno al mare per il nuovo pescare e riportare di volta in volta il pesce al porto".
Aree che sono anche prospicienti ai parchi marini, ma sottoposte ad un intoppo culturale ambientalista, tipico del Novecento italiano, che le trasforma in una zona limite protetta da chi va per mare, senza alcun riferimento all’ambiente costiero e al rapporto di contiguità con il mondo della marineria e dell’industria del mare.
Luoghi in definitiva non certo protetti da quella potente lobby semi-ambientalista che li trasforma immancabilmente in un luogo affidato all’appaltato di visite guidate a qualche cooperativa locale o appaltatrice per gestioni di oasi faunistiche avulse dalla storia o peggio ancora, in una sorta di promotore turistico in conto terzi della località nate esclusivamente per la balneazione di massa.
Oppure luoghi di tragici sbarchi di clandestini.
La fascia litoranea italiana in generale e del Mediterraneo del Nord occidentale è piuttosto diversificata: presenta grosse concentrazioni urbane, industriali e portuali nei capoluoghi, edificazione diffusa per il turismo estivo nelle piane costiere con problemi del postindustriale, con l'urgenza di attribuire ruoli precisi alle conurbazioni createsi nel dopoguerra, portando a compimento il fenomeno di formazione di nuove città balneari e, parallelamente, di tutelare le aree libere rimaste secondo nuovi piani di fruizione turistica che salvaguardino l'ambiente marino.
Tuttavia la minaccia, reale e “presunta”, dell'attività industriale per le risorse naturali e la notevole influenza dell'ambiente sulla qualità della vita, riconosciuta nel 1970 dalla Comunità Europea, ha rappresentato spesso il pretesto per adottare una procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) che ha affrontando il tema attraverso la conservazione delle risorse naturali escludendo di fatto qualsiasi rapporto di queste con le attività produttive legate al mare.
Ma la critica che di esse viene svolta non si riferisce solo alla loro connotazione filosofica come modello culturale, ma viene presa a pretesto simbolico, proprio in ambito politico, per una vera e propria rivoluzione, un radicale «cambio di paradigma» del pensiero occidentale; una pretesa non priva di conseguenze, giacché è proprio sulla base di questa novità radicale che la scienza ecologica e l'ambientalismo si propongono come potenziali risolutori della crisi ecologica, interpretata come conseguenza diretta di un metodo scientifico classico e non di una disciplina ambientale.
Non è neanche detto che ciò sia scorretto, ma è lecito il dubbio che tale posizione “ambientalista” sia alla base delle maggiori incomprensioni, se non di una radicale incomunicabilità, tra scienziati, ambientalisti e politici. E visto che la scienza ecologica e l'ambientalismo, oltre ad essere stati storicamente i primi interpreti della crisi ecologica, ne sono anche attualmente i più influenti, è opportuno il tentativo di aprire un territorio di confronto sul terreno dell’ archeologia industriale del mare, cosa che, in fondo, può fare solo la consapevolezza che il mare è un sistema complesso dove l’attività dell’uomo non è ad esso estranea.
La tesi di un recupero “al mare” dell’archeologia industriale comincia, dunque, con un'analisi puntuale del metodo e dei termini della disciplina ecologica, con un'aderenza scrupolosa con la sua forma attualmente più consolidata, la cosiddetta «ecologia degli ecosistemi», senza dilungarsi sulla lunga storia della disciplina, o meglio delle diverse discipline che si sono succedute sotto il nome comune di ecologia; secondaria rispetto ad una metodologia d’indagine che vuole invece ripercorrere criticamente ed analiticamente la storia del mare ed il senso dei suoi concetti fondamentali.
Esiste tuttavia la consapevolezza che il termine “ecosistema”, oramai entrato del tutto nell'uso quotidiano, tanto che non ne sentiamo più l'artificiosità, dice qualcosa di specifico e non di ovvio sull'oggetto dell'ecologia, ma dice precisamente che si tratta di un «sistema», e lo dice, in fondo, come presupposizione, postulandolo nella sua definizione ma lasciando libero il limite stesso dell’ambiente.
Pertanto l’asserzione di voler circoscrivere a modello matematico l'analisi statistica e modellistica “dell’ecosistema”, strutturata nei termini della «teoria dei sistemi», cioè in funzione del loro «funzionamento» e secondo un armamentario terminologico e matematico di chiara origine fisica esclude, di fatto, l’interpretazione filosofica e culturale del sistema stesso.
LA MORTE DEL MARE
La “morte del mare” passa attraverso la fine della sua cultura, del mito e di quello che rappresenta nell’immaginario collettivo.
E’ evidente che il formalismo dei modelli adottato dall'ecologia, pur rifiutando le pretese della matematica classica, che si riteneva pura e veritiera, diventa oracolare nella previsione e il processo di ricerca, altamente manipolatorio, passa dalla riduzione della realtà marinara ad oggetto dell'esperimento marino. La simulazione, di solito informatica, della struttura ipotetica “del modello mare” , tramite la verifica delle previsioni (spesso catastrofiche!), all'ottimizzazione (correzione) dello stesso modello ambientale, è spesso attuabile modificando i parametri, le variabili, i metodi di misurazione o la matematica stessa e il mare diventa così la “somma” di processi bio-fisici ed il fenomeno d’antropizzazione, non solo industriale, “diventa” estraneo al sistema. E così si stabilisce a priori che l’antropizzazione appartiene esclusivamente all’ecosistema della costa e il futuro del mare è avulso dalla tradizione e dall’arte marinara e delle genti di mare e dei popoli che vi si affacciano.
Sono stati, negli anni del secolo scorso, così evidenziati i principali soggetti esposti all'impatto ambientale: l'uomo, la fauna e la flora; l'aria, l'acqua, il suolo, i fattori climatici e il paesaggio; le interrelazioni tra gli elementi elencati; i beni materiali e il patrimonio culturale evitando accuratamente l'organizzazione dell'attività industriale, finendo per trascurare l'approfondimento dello studio dei rapporti tra il lavoro umano e l'ambiente marino e le macchine. E’ mancato soprattutto il punto di vista dal mare. E la sua cultura. Le sue culture.
Quelle culture parlano del lavoro e di emigrazione per generazioni di uomini; quelle macchine sono il frutto dell'ingegno dell’andar per mare; quelle macchine hanno creato la civiltà industriale dell’entroterra e della costa.
In questo clima l'interesse dell’Archeologia industriale del mare si sposta verso lo spazio urbano delle aree marittime e le attività antropiche legate al mare, tenendo sempre presenti i temi naturalistici, dove è riconosciuta l'importanza di una rivisitazione del sapere, a partire dalla cultura della complessità marinara, a scapito della riduttiva schematizzazione scientifica e legislativa e movimentista.
Riportando l’uomo e le sue attività al centro dell’ambiente marittimo, l’attenzione verso l'archeologia industriale del mare consente di ricostruire :
. LA STORIA DELLA CONOSCENZA ATTRAVERSO LE EMIGRAZIONI VIA MARE
· la STORIA DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA MARITTIMA
· la STORIA DEL LAVORO MARITTIMO
· la STORIA DELLA CIVILTÀ INDUSTRIALE
. la storia del MARE e del parco marino COME LUOGO DI LAVORO E BENE “CULTURALE” E AMBIENTALE
I SAPORI E I SAPERI LUNGO LA ROTTA DELLA GOLETTA
Nel quadro delle varie iniziative collaterali di questo progetto, è prevista, nelle maggiori tappe toccate dalla "Goletta Catholica" una serie di iniziative a terra di taglio culturale ed enogastronomico, che richiamino l'attenzione della gente sia sulla globalità del progetto, sia sugli interventi locali dello stesso. In questo contesto di recupero culturale ed ambientale dl territorio, nel periodo tra il 1800 ed il 1900, oltre ad una mostra itinerante nelle aree vicine alla banchina di attracco della Goletta, non poteva mancare un momento di degustazione e assaggio dei prodotti tipici del territorio, curato dall'Associazione Club dei Sapori e da Mare Amico
Il legame con usi, costumi e tradizioni legate alla cultura dell'epoca dovrà quindi trovare anche in questi momenti conviviali un "fil rouge" che identifichi, in ogni tappa definita per questi eventi, anche la riscoperta di quei prodotti un tempo diffusi ed oggi poco o per nulla riproposti dalla ristorazione.
Ogni territorio dovrà quindi presentare il meglio dell'offerta enogastronomica tipica del territorio stesso, le antiche ricette, i prodotti di terra e di mare, i vini autoctoni.
Seguendo l'itinerario di massima definito nel progetto, il percorso enogastronomico potrà seguire le più importanti tappe previste ed in particolare quelle nelle quali si presume di avere un grande pubblico interessato all'iniziativa, quindi nei maggiori centri toccati o in località limitrofe ad essi.
Le altre tappe nelle quali l'iniziativa culturale ed enogastronomica potranno trovare dei momenti di presentazione a terra potrebbero essere le seguenti:
Da Venezia all’Arcipelago Toscano
Le rotte di sapori
Brindisi: sintetica mostra itinerante con i prodotti ittici dei nostri mari nonché con immagini legate ai parchi marini della zona e ai siti di archeologia industriale da rilanciare; buffet a base di prodotti locali;
S.Maria di Leuca: il Salento è terra molto ricca dal punto di vista dell'enogastronia e delle antiche tradizioni quindi in questa sede di tappa si potrà spaziare, organizzando un buffet per il pubblico con i "sapori del territorio";
Siracusa: anche questa è terra di vini e di sapori quindi si può ripetere il buffet secondo quanto sopra;
Isola di S. Pietro e Carloforte: la prima tappa in terra sarda potrebbe avere a Cagliari il momento ufficiale e quello di degustazione. Ne gioverebbe la promozione dell'iniziativa e la maggiore audience" del pubblico da coinvolgere.
La grande festa del "MARE AMICO"
Arcipelago Toscano: un luogo quale l'isola d'Elba ci pare tra i più indicati per la più degna conclusione dell'evento.
Negli spazi vicini ai moli di Portoferraio ci potrà essere quindi (oltre ad importante convegno mirato a trarre le prime conclusioni dall'impresa svolta), anche una rassegna che illustri diffusamente e, soprattutto, per immagini la "festa dei segni dell'uomo nei Parchi Marini".
Anche qui proponiamo due momenti conviviali distinti (come al lancio) a base di vini e prodotti dell'arcipelago toscano. La collaborazione con organizzazioni come Assonautica, Club dei Sapori, ecc e fondamentale per il successo di ogni singola tappa